Trasfusione di sangue: cos'è e come funziona

A cura del sangue.net teamAggiornato il

La trasfusione di sangue è la somministrazione in vena di sangue o, più spesso, di un suo componente (globuli rossi, plasma o piastrine) proveniente da donatori. Serve quando l'organismo ha perso troppo sangue o non riesce a produrne a sufficienza. Prima di ogni trasfusione si verificano la compatibilità tra donatore e ricevente e l'identità del paziente; la procedura dura in genere da una a qualche ora e, grazie ai controlli, è oggi molto sicura.

In breve

  • Oggi raramente si trasfonde sangue intero: si usano gli emocomponenti che servono davvero.
  • Le indicazioni più comuni sono anemia grave, emorragie, interventi chirurgici e malattie del sangue.
  • Gruppo sanguigno, fattore Rh e anticorpi vengono controllati prima di ogni trasfusione.
  • Serve il consenso informato del paziente, salvo le emergenze.
  • Il rischio di trasmettere infezioni è molto basso grazie alla selezione dei donatori e ai test su ogni donazione.
In questa pagina
  1. Quando serve una trasfusione
  2. Gli emocomponenti
  3. I controlli di compatibilità
  4. Il consenso informato
  5. Come si svolge la trasfusione
  6. Rischi e possibili reazioni
  7. Dopo la trasfusione
  8. Domande frequenti
  9. Fonti

Quando serve una trasfusione

La decisione di trasfondere spetta al medico e si basa sulle condizioni cliniche del paziente, non soltanto su un numero del referto. Le situazioni più frequenti sono:

  • emorragie importanti, per traumi, durante o dopo un intervento chirurgico, durante il parto o per sanguinamenti dell'apparato digerente;
  • anemia grave o sintomatica, quando l'emoglobina è molto bassa e altre cure non bastano o non sono abbastanza rapide;
  • malattie del sangue e tumori, come leucemie e linfomi, e durante chemioterapia o trapianto di midollo;
  • malattie croniche che richiedono trasfusioni regolari, come alcune forme di talassemia;
  • gravi disturbi della coagulazione o piastrine molto basse, con sanguinamento o prima di procedure invasive.

Negli ospedali si applicano sempre più spesso programmi di Patient Blood Management: strategie per curare l'anemia prima di un intervento (per esempio correggendo una carenza di ferro), ridurre le perdite di sangue durante l'operazione e trasfondere solo quando è davvero necessario.

Gli emocomponenti

Principali emocomponenti usati nella trasfusione
EmocomponenteCosa contieneQuando si usa soprattutto
Globuli rossi concentratiGlobuli rossi, con una piccola quantità di plasma e una soluzione conservante; in genere privati dei globuli bianchi (leucodepleti)Anemia grave, emorragie, chirurgia, talassemia
PlasmaParte liquida del sangue, ricca di fattori della coagulazione; conservato congelatoGravi carenze di fattori della coagulazione con sanguinamento, alcune emorragie massive
PiastrineConcentrato di piastrine, da aferesi o da più donazioni riunitePiastrine molto basse o non funzionanti, con sanguinamento o a scopo preventivo

Esistono anche preparati speciali (per esempio irradiati o lavati) per pazienti particolari; la scelta è sempre del medico trasfusionista e del curante.

Da donazioni di plasma si ottengono inoltre i medicinali plasmaderivati, come albumina e immunoglobuline, che però sono farmaci e non trasfusioni in senso stretto (vedi donazione di plasma e piastrine).

I controlli di compatibilità

Ricevere sangue incompatibile può scatenare una reazione grave, perché gli anticorpi del ricevente distruggono i globuli rossi trasfusi. Per questo il percorso prevede più controlli in sequenza:

  1. Identificazione del paziente. Il prelievo per i test è etichettato al letto del paziente, verificando nome, cognome e data di nascita; molti ospedali usano braccialetti identificativi.
  2. Gruppo sanguigno e Rh. Determinazione del gruppo AB0 e del fattore Rh, spesso ripetuta su due campioni distinti.
  3. Ricerca di anticorpi irregolari. Per individuare anticorpi contro altri antigeni dei globuli rossi, sviluppati per esempio dopo gravidanze o trasfusioni precedenti.
  4. Prova crociata o assegnazione. Il Servizio Trasfusionale verifica che l'unità scelta sia compatibile con il sangue del paziente.
  5. Controllo al letto. Prima di iniziare, due operatori confrontano i dati del paziente con quelli dell'unità.

Le regole su quali gruppi possono ricevere da quali sono spiegate nella pagina sulla compatibilità tra gruppi sanguigni. In emergenza, quando non c'è tempo per i test, si possono usare globuli rossi di gruppo 0 negativo.

Il consenso informato

Prima di una trasfusione programmata il medico spiega perché è indicata, quali sono i benefici, i rischi e le eventuali alternative, e chiede al paziente di firmare il consenso informato. In molti casi il consenso vale per un intero ciclo di cure. È il momento giusto per fare domande. Nelle emergenze in cui il paziente non può esprimersi, i medici agiscono secondo le norme previste per lo stato di necessità. Chi non desidera ricevere trasfusioni, per esempio per motivi religiosi, ha il diritto di rifiutarle: è importante parlarne per tempo con i medici, che possono valutare le strategie alternative disponibili.

Come si svolge la trasfusione

Schema della trasfusione: sacca appesa all'asta, deflussore con filtro, accesso venoso nel braccio del paziente, controlli di identità e monitoraggio dei parametri vitali
La sacca scende per gravità o tramite una pompa attraverso un deflussore con filtro, mentre il personale controlla i parametri vitali.

La trasfusione avviene in ospedale, in reparto o in day hospital. Si inserisce una cannula in una vena del braccio (o si usa un catetere già presente), collegata alla sacca tramite un deflussore dotato di filtro. Il personale misura pressione, frequenza cardiaca e temperatura prima, durante e dopo; i primi minuti sono i più sorvegliati e spesso l'infusione inizia lentamente. La durata dipende dall'emocomponente e dalle condizioni del paziente: le piastrine e il plasma scorrono in genere più in fretta, una sacca di globuli rossi richiede di solito alcune ore e deve comunque concludersi entro un tempo massimo stabilito.

Durante la trasfusione puoi muovere il braccio con cautela, leggere o riposare. Se avverti qualcosa di insolito, avvisa subito il personale: fermare la trasfusione per tempo è la misura più efficace contro le reazioni.

Rischi e possibili reazioni

La trasfusione è una delle terapie più controllate in medicina, ma come ogni terapia non è priva di rischi. Le reazioni più comuni sono lievi:

  • reazioni febbrili: brividi e febbre durante o poco dopo la trasfusione;
  • reazioni allergiche: prurito, orticaria; molto raramente reazioni allergiche gravi;
  • sovraccarico circolatorio: affanno dovuto al volume infuso, più probabile in anziani o in chi ha malattie del cuore o dei reni, per cui la velocità viene adattata;
  • reazioni rare ma gravi, come la reazione emolitica da incompatibilità (oggi molto rara, legata soprattutto a errori di identificazione, che i controlli in sequenza mirano a prevenire) o il danno polmonare acuto correlato alla trasfusione;
  • accumulo di ferro in chi riceve molte trasfusioni nel tempo, che viene monitorato e, se necessario, trattato.

Il rischio di trasmissione di infezioni come HIV ed epatiti è oggi molto basso, grazie alla selezione dei donatori e ai test obbligatori, anche molecolari, eseguiti su ogni donazione. In Italia gli eventi avversi sono raccolti da un sistema nazionale di emovigilanza coordinato dal Centro Nazionale Sangue.

Quando chiamare il 112 / andare in Pronto Soccorso

  • nelle ore o nei giorni dopo una trasfusione: difficoltà a respirare, dolore al petto, gonfiore del volto o della gola;
  • febbre alta con brividi intensi, malessere marcato o confusione;
  • urine molto scure o rosse insieme a malessere, o comparsa improvvisa di ittero.

Dopo la trasfusione

Dopo la fine dell'infusione si resta in osservazione per un periodo stabilito dal reparto. Molte persone notano già nelle ore successive meno stanchezza e affanno, se la causa era un'anemia. Il medico può controllare l'emocromo per verificare l'effetto e, soprattutto, curare la causa che ha reso necessaria la trasfusione. Nel punto della cannula può comparire un piccolo livido. Reazioni tardive sono rare, ma se compaiono sintomi insoliti nei giorni successivi va informato il medico.

Quando contattare il medico

  • febbricola, eruzione cutanea o prurito comparsi dopo il rientro a casa;
  • stanchezza che torna rapidamente o peggiora;
  • arrossamento, dolore o gonfiore nel punto dell'accesso venoso.

Domande frequenti

Quanto dura una trasfusione di sangue?

Dipende dall'emocomponente e dal paziente: piastrine e plasma richiedono in genere meno tempo, una sacca di globuli rossi di solito alcune ore. A questo si aggiungono i controlli prima e l'osservazione dopo.

La trasfusione fa male?

Si sente solo l'inserimento della cannula nella vena. L'infusione in sé non è dolorosa; eventuali sensazioni insolite vanno segnalate subito.

Si può ricevere sangue da un familiare?

In Italia la donazione è anonima e la donazione "dedicata" non è la regola: il sangue dei familiari non è più sicuro di quello dei donatori periodici. In casi particolari previsti dalla normativa il medico può valutare soluzioni specifiche.

Posso donare il mio sangue per me stesso prima di un intervento?

L'autotrasfusione con predeposito oggi si usa raramente e solo in situazioni selezionate. Più spesso si ricorre al recupero del sangue durante l'intervento o alla correzione dell'anemia prima dell'operazione: chiedi al chirurgo o al Servizio Trasfusionale.

Dopo una trasfusione si può donare il sangue?

Chi ha ricevuto una trasfusione viene sospeso dalla donazione, temporaneamente o in modo permanente secondo la normativa vigente. Per i dettagli vedi i requisiti per donare e chiedi al Servizio Trasfusionale.

Fonti