Coagulazione del sangue: come si ferma un sanguinamento

A cura del sangue.net teamAggiornato il

La coagulazione è il processo con cui il sangue passa da liquido a gel per chiudere un vaso lesionato. Fa parte dell'emostasi, che si svolge in fasi sovrapposte: il vaso si restringe, le piastrine formano un primo tappo (emostasi primaria), i fattori della coagulazione attivati a catena producono una rete di fibrina che consolida il coagulo (emostasi secondaria) e infine la fibrinolisi lo scioglie quando la ferita è riparata.

In breve

  • L'emostasi deve essere rapida dove serve e restare limitata alla sede della lesione.
  • Le piastrine aderiscono alla parete danneggiata e si aggregano in pochi minuti.
  • La cascata della coagulazione trasforma il fibrinogeno in fibrina grazie alla trombina.
  • Calcio e vitamina K sono indispensabili per il funzionamento di diversi fattori.
  • Un equilibrio alterato può portare a sanguinamenti facili oppure a trombosi.
Quattro riquadri che mostrano le fasi dell'emostasi: vasocostrizione del vaso lesionato, formazione del tappo di piastrine, coagulo stabilizzato da filamenti di fibrina con globuli rossi intrappolati, fibrinolisi che scioglie il coagulo
Le quattro fasi dell'emostasi in uno schema semplificato.
In questa pagina
  1. Vasocostrizione: la prima risposta
  2. Emostasi primaria: il tappo piastrinico
  3. Emostasi secondaria: la cascata della coagulazione
  4. Fibrinolisi: sciogliere il coagulo
  5. Un equilibrio delicato
  6. Gli esami della coagulazione
  7. Domande frequenti
  8. Fonti

Vasocostrizione: la prima risposta

Appena un vaso sanguigno si lesiona, la sua parete muscolare si contrae per riflesso e per l'azione di sostanze liberate localmente. Il restringimento riduce il flusso di sangue nella zona e facilita il lavoro delle fasi successive. Da sola, però, la vasocostrizione basta solo per i vasi più piccoli e per poco tempo.

Emostasi primaria: il tappo piastrinico

Sotto lo strato interno del vaso (endotelio) c'è un tessuto ricco di collagene che normalmente non è a contatto con il sangue. Quando viene esposto, le piastrine vi aderiscono con l'aiuto di una proteina del plasma, il fattore di von Willebrand. Le piastrine adese si attivano: cambiano forma, emettono prolungamenti e liberano sostanze che richiamano e attivano altre piastrine. Grazie al fibrinogeno, che fa da "ponte" tra una piastrina e l'altra, si forma un aggregato, il tappo piastrinico.

Questo primo tappo è sufficiente a chiudere piccole lesioni, ma è fragile. Quando le piastrine sono poche, come nella piastrinopenia, o funzionano male, i disturbi tipici riguardano la pelle e le mucose: lividi facili, piccole macchie rosse puntiformi, gengive che sanguinano o sangue dal naso frequente.

Emostasi secondaria: la cascata della coagulazione

Contemporaneamente si attivano i fattori della coagulazione, proteine del plasma prodotte soprattutto dal fegato e indicate con numeri romani (da I a XIII). Circolano in forma inattiva e si attivano l'uno con l'altro in sequenza, come in una cascata: a ogni passaggio il segnale si amplifica.

Le vie della cascata

Per descriverla si parla tradizionalmente di tre vie:

  • via estrinseca: parte dal fattore tissutale, esposto dalle cellule danneggiate, che attiva il fattore VII; è il vero "innesco" del processo nel corpo;
  • via intrinseca: coinvolge i fattori XII, XI, IX e VIII e serve soprattutto ad amplificare la produzione di trombina;
  • via comune: entrambe convergono sull'attivazione del fattore X, che con il fattore V trasforma la protrombina (fattore II) in trombina.

La trombina è l'enzima chiave: converte il fibrinogeno (fattore I), solubile, in fibrina, che forma lunghi filamenti. Il fattore XIII li lega tra loro in una rete stabile che imprigiona piastrine e globuli rossi: è il coagulo vero e proprio. Oggi si sa che nel corpo le vie non lavorano separate ma si intrecciano sulla superficie delle piastrine attivate; la distinzione resta utile per capire gli esami di laboratorio.

Calcio e vitamina K

Molte reazioni della cascata richiedono ioni calcio: per questo le provette per gli esami della coagulazione contengono una sostanza che lega il calcio e impedisce al sangue di coagulare. I fattori II, VII, IX e X, inoltre, per funzionare devono essere modificati dal fegato con l'aiuto della vitamina K. Alcuni farmaci anticoagulanti agiscono proprio su questo meccanismo, altri bloccano direttamente la trombina o il fattore X attivato: la scelta e il controllo della terapia spettano sempre al medico.

Quando manca un fattore, la coagulazione rallenta: è il caso dell'emofilia, in cui il deficit del fattore VIII o IX causa sanguinamenti prolungati, anche nelle articolazioni e nei muscoli.

Fibrinolisi: sciogliere il coagulo

Un coagulo è utile solo finché la parete del vaso non si è riparata. In seguito entra in gioco la fibrinolisi: il plasminogeno, incorporato nel coagulo, viene trasformato in plasmina da attivatori liberati dall'endotelio; la plasmina taglia la fibrina in frammenti. Uno di questi frammenti è il D-dimero, che si può misurare nel sangue come segnale indiretto che nel corpo si è formata e si sta sciogliendo della fibrina.

Un equilibrio delicato

Nel sangue che scorre in vasi sani la coagulazione è tenuta a freno da anticoagulanti naturali come l'antitrombina, la proteina C e la proteina S, e dalle proprietà dell'endotelio integro. Questo equilibrio può spostarsi in due direzioni:

  • verso il sanguinamento, quando piastrine o fattori sono carenti o non funzionano (per malattie congenite, malattie del fegato, carenza di vitamina K, alcuni farmaci);
  • verso la trombosi, quando si forma un coagulo dove non serve, all'interno di una vena o di un'arteria. Tra i fattori che la favoriscono ci sono il ristagno del sangue (per esempio per immobilità), il danno della parete vascolare e una maggiore tendenza a coagulare. Approfondimenti nella pagina su trombosi e coaguli.

Gli esami della coagulazione

La coagulazione si studia con esami specifici, eseguiti su plasma raccolto in provette con citrato:

  • PT e INR: esplorano soprattutto la via estrinseca e la via comune; l'INR serve anche a monitorare alcune terapie anticoagulanti;
  • aPTT: esplora la via intrinseca e la via comune;
  • fibrinogeno: misura la quantità di substrato disponibile per formare fibrina;
  • conta delle piastrine: fa parte dell'emocromo.

Valori di riferimento e significato dei risultati sono spiegati nella pagina PT, INR, aPTT e fibrinogeno.

Quando parlarne con il medico

  • Lividi frequenti senza traumi evidenti o molto estesi rispetto al colpo ricevuto.
  • Sanguinamenti prolungati dopo piccoli tagli, estrazioni dentarie o interventi.
  • Mestruazioni molto abbondanti o prolungate.
  • Familiari con malattie emorragiche o episodi di trombosi in giovane età.

Quando chiamare il 112 / andare in Pronto Soccorso

  • Sanguinamento che non si arresta dopo 10–15 minuti di compressione continua.
  • Gamba improvvisamente gonfia, calda e dolente, soprattutto se seguita da affanno o dolore al petto.
  • Mal di testa improvviso e violento, o sintomi neurologici improvvisi, in chi assume anticoagulanti.

Domande frequenti

Quanto tempo ci mette il sangue a coagulare?

Per un piccolo taglio il sanguinamento si arresta in genere in pochi minuti, ma i tempi dipendono dalla sede, dalla profondità della ferita e dalle condizioni della persona. In laboratorio i tempi si misurano in secondi con esami come PT e aPTT, in condizioni standardizzate.

Che differenza c'è tra coagulo e trombo?

Il coagulo è la normale risposta a una lesione e si forma per chiudere un vaso danneggiato. Il trombo è un coagulo che si forma all'interno di un vaso integro, dove non dovrebbe, e può ostacolare il flusso di sangue.

Perché il sangue non coagula dentro i vasi?

Perché l'endotelio sano non espone le sostanze che attivano piastrine e fattori, produce molecole che li inibiscono e il sangue contiene anticoagulanti naturali. La coagulazione si avvia solo dove la parete è danneggiata.

Che cosa sono gli antiaggreganti e gli anticoagulanti?

Sono due categorie diverse di farmaci: gli antiaggreganti agiscono sulle piastrine, gli anticoagulanti sui fattori della coagulazione. Vengono prescritti e monitorati dal medico; non vanno mai iniziati, sospesi o modificati di propria iniziativa.

Fonti