Vitamina D: l'esame della 25-OH vitamina D
Lo stato della vitamina D si valuta misurando nel sangue la 25-OH vitamina D (25-idrossivitamina D). Secondo molte società scientifiche un valore sotto i 20 ng/mL (50 nmol/L) indica una carenza e sotto i 10–12 ng/mL una carenza marcata; non c'è invece pieno accordo sul livello "ottimale", indicato da alcuni sopra i 20 e da altri sopra i 30 ng/mL.
In breve
- L'esame corretto è la 25-OH vitamina D, non la 1,25-diidrossivitamina D.
- Unità: ng/mL oppure nmol/L (1 ng/mL = 2,5 nmol/L).
- La carenza è comune, soprattutto in inverno, negli anziani e in chi si espone poco al sole.
- Valori molto alti, oltre 100–150 ng/mL, possono essere tossici e derivano quasi sempre da un'assunzione eccessiva.
- L'esame non è raccomandato per tutti: serve soprattutto a chi ha condizioni a rischio.
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A cosa serve la vitamina D
La vitamina D è più simile a un ormone che a una vitamina: per la maggior parte si forma nella pelle grazie ai raggi ultravioletti B del sole, mentre solo una piccola quota arriva con gli alimenti (pesci grassi, uova, alimenti arricchiti). Prima di diventare attiva subisce due trasformazioni: nel fegato diventa 25-OH vitamina D, la forma di deposito; nel rene diventa 1,25-diidrossivitamina D, la forma attiva.
La sua funzione principale è favorire l'assorbimento intestinale di calcio e fosforo e mantenere sani ossa e muscoli. Per questo la vitamina D si valuta spesso insieme al calcio e al fosforo, descritti nella pagina sugli elettroliti, e al paratormone (PTH).
Perché si misura la 25-OH e non la forma attiva
La 25-OH vitamina D circola a lungo nel sangue (alcune settimane) e riflette bene le riserve dell'organismo, sia da sole sia da alimentazione. La forma attiva, invece, ha vita breve ed è regolata in modo stretto: può risultare normale o perfino alta anche in caso di carenza. Si misura solo in situazioni particolari, come malattie renali o rari disturbi del metabolismo del calcio.
Valori di riferimento della vitamina D
| Interpretazione | ng/mL | nmol/L |
|---|---|---|
| Carenza marcata | < 10–12 | < 25–30 |
| Carenza | < 20 | < 50 |
| Insufficienza (secondo alcune società) | 20–30 | 50–75 |
| Valori considerati adeguati | > 20 oppure > 30 secondo i criteri | > 50 oppure > 75 |
| Possibile eccesso | > 100 | > 250 |
Le soglie non sono uguali per tutte le società scientifiche e i metodi di laboratorio possono dare risultati diversi tra loro. Fa fede il referto, interpretato dal medico.
In Italia la prescrizione della vitamina D a carico del Servizio sanitario nazionale è regolata dalla Nota AIFA 96, che definisce in quali situazioni è appropriato misurarla e trattarla. Dosi, tempi e modalità di un'eventuale integrazione sono sempre una decisione del medico.
Vitamina D bassa: cause possibili
- Poca esposizione al sole: mesi invernali, vita prevalentemente al chiuso, abiti che coprono gran parte del corpo, uso costante di protezioni solari.
- Età avanzata: con gli anni la pelle produce meno vitamina D.
- Pelle scura, che richiede un'esposizione più lunga per produrne la stessa quantità.
- Sovrappeso e obesità, perché la vitamina D si accumula nel tessuto adiposo.
- Malassorbimento intestinale: celiachia, malattie infiammatorie croniche intestinali, interventi di chirurgia bariatrica.
- Malattie di fegato e reni, che riducono le trasformazioni necessarie.
- Alcuni farmaci, per esempio certi antiepilettici e i cortisonici usati a lungo.
- Gravidanza e allattamento, in cui il fabbisogno aumenta.
Una carenza lieve spesso non dà sintomi. Una carenza marcata e prolungata può causare dolori ossei e muscolari, debolezza muscolare, osteomalacia nell'adulto e rachitismo nel bambino, e contribuisce all'osteoporosi. Stanchezza e dolori diffusi hanno però molte cause possibili: la vitamina D bassa non è automaticamente la spiegazione.
Vitamina D alta
Valori elevati derivano quasi sempre da un'assunzione eccessiva di vitamina D, per esempio prendendo più prodotti contemporaneamente o dosi superiori a quelle indicate. Il sole da solo non provoca intossicazione, perché la pelle regola la produzione. L'eccesso può far aumentare il calcio nel sangue, con sete, urine abbondanti, nausea, stitichezza, confusione e, nel tempo, calcoli renali. Più raramente valori alti di forma attiva si osservano in alcune malattie granulomatose come la sarcoidosi.
Chi dovrebbe fare l'esame
La maggior parte delle linee guida non raccomanda di misurare la vitamina D a tutta la popolazione sana. L'esame è utile soprattutto quando il medico sospetta una carenza o in presenza di condizioni che la rendono più probabile o più rilevante:
- osteoporosi, fratture da fragilità, valutazione prima di alcune terapie per l'osso;
- malattie che riducono l'assorbimento intestinale o malattie renali ed epatiche croniche;
- calcio o fosforo alterati, paratormone aumentato;
- persone anziane istituzionalizzate o con mobilità ridotta;
- terapie prolungate con farmaci che interferiscono con la vitamina D.
Se la vitamina D viene integrata su indicazione del medico, il controllo dopo alcuni mesi serve a verificare che il valore sia rientrato senza superare i limiti. Per capire meglio come viene riportato il valore sul referto puoi leggere la guida su come leggere le analisi del sangue.
Come si esegue l'esame
La 25-OH vitamina D si misura con un normale prelievo venoso e non richiede in genere il digiuno, anche se spesso viene eseguita con altri esami che lo richiedono. Il valore varia con le stagioni: è tipicamente più basso a fine inverno e più alto a fine estate, quindi per confrontare due risultati conviene considerare il periodo dell'anno.
Esami collegati
Quando parlarne con il medico
- Il referto indica valori sotto i 20 ng/mL (50 nmol/L) o sopra l'intervallo del laboratorio.
- Hai dolori ossei, debolezza muscolare o fratture avvenute per traumi minimi.
- Assumi vitamina D e compaiono sete intensa, nausea, stitichezza o confusione.
- Hai una malattia intestinale, renale o epatica cronica e non hai mai valutato la vitamina D.
Domande frequenti
Vitamina D a 25 ng/mL: è carenza?
Dipende dai criteri. Per molte società scientifiche, e per i riferimenti usati in Italia, un valore sopra 20 ng/mL è considerato sufficiente nella popolazione generale; altre considerano ottimali valori sopra 30 ng/mL, soprattutto in chi ha l'osteoporosi. È il medico a valutarlo nel tuo caso.
Come convertire i ng/mL in nmol/L?
Basta moltiplicare per 2,5: 20 ng/mL corrispondono a 50 nmol/L e 30 ng/mL a 75 nmol/L. Per passare da nmol/L a ng/mL si divide per 2,5.
Serve il digiuno per l'esame della vitamina D?
In genere no. Può essere richiesto solo se nello stesso prelievo si eseguono esami che lo prevedono, come glicemia o trigliceridi.
Stare al sole basta per avere la vitamina D nella norma?
L'esposizione al sole è la principale fonte di vitamina D, ma la produzione dipende da stagione, latitudine, età, colore della pelle e superficie esposta. In inverno, alle latitudini italiane, la produzione è molto ridotta. L'esposizione va sempre bilanciata con la protezione dai danni del sole.
La vitamina D bassa causa stanchezza?
Una carenza marcata può dare debolezza muscolare e dolori, ma la stanchezza ha moltissime cause, come anemia, problemi della tiroide o disturbi del sonno. Il medico valuta il quadro complessivo.
Fonti
- Istituto Superiore di Sanità – ISSalute, scheda sulla vitamina D (issalute.it)
- Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), Nota 96 sulla prescrizione della vitamina D
- Società Italiana dell'Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS), documenti sulla vitamina D
- Endocrine Society, linee guida sulla vitamina D
- MedlinePlus, Vitamin D test (medlineplus.gov)